L’arte di diventare migliori

scritto da Renegade
Scritto Ieri • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Testo: L’arte di diventare migliori
di Renegade

Mi chiedono cosa faccio
quando i dubbi diventano troppi,
quando le domande si accavallano
e le risposte non sanno ancora arrivare.

Un tempo avrei cercato parole,
oggi conosco altre strade:
disegno ciò che la voce non sa spiegare
e scrivo poesie per raggiungere
ciò che persino i miei disegni
non riescono a toccare.

Oggi volevo disegnare,
ma sono un’artista complicata,
di quelle che hanno bisogno
dei propri strumenti,
di un ordine preciso,
di qualcosa che, se manca,
sembra rendere impossibile ogni cosa.

E così, non trovando più ciò che cercavo,
mi sono concessa una sfida diversa:
anziché disegnare ciò che sentivo,
ho provato a raccontarlo.

E mi sono ritrovata a pensare
che, a ventun anni,
mi capita ancora di dare
gli stessi consigli che davo a sedici.

La differenza, però, è sottile:
non sono più le stesse persone ad ascoltarli,
perché il tempo cambia i volti,
le strade, le ferite
e il modo in cui impariamo a vivere.

Eppure mi domando:
com’è possibile che io sia andata avanti,
che abbia imparato a guardarmi dentro,
mentre chi ha più anni di me
fatica ancora a compiere quel passo
che potrebbe portarlo più in alto?

Perché crescere non è una questione d’età,
né il tempo, da solo,
è capace di insegnarci a vivere.

Così ho ripercorso i miei ricordi,
ogni scelta, ogni svolta,
ogni momento in cui ho dovuto decidere
se restare prigioniera di me stessa
o provare a diventare qualcosa di diverso.

E, alla fine, mi sono risposta da sola.

A trattenerci, a volte,
è una paura che non trova ragioni,
è il lasciarsi trascinare dalle emozioni
senza ricordare chi dovrebbe guidare.

Perché non possiamo lasciare
che sia il cavallo a scegliere la strada,
mentre il cavaliere dimentica
di avere le redini tra le mani.

Le emozioni vanno ascoltate,
non messe a tacere,
ma non possiamo permettere
che siano sempre loro a decidere
dove condurci.

Oggi guardo indietro
e riconosco quanto sia stato difficile.

Non avevo nessuno con cui parlare,
nessuno con cui confrontarmi davvero,
nessuno che mi aiutasse a comprendere
ciò che dentro di me
sembrava impossibile da cambiare.

Eppure ce l’ho fatta.

Ho imparato ad addomesticare
quel meccanismo di difesa
che mi sussurrava continuamente:

«Sono io a creare soltanto brutte situazioni».

Ho imparato che non tutto ciò che accade
è una condanna,
che sbagliare non significa essere sbagliati
e che il passato può insegnarti qualcosa
senza dover decidere chi sarai domani.

Oggi so che, forse,
non era semplice attraversare tutto questo,
ma era possibile.

E la differenza è immensa.

Perché a volte basta non arrendersi,
nemmeno davanti alle cose più piccole,
avere la pazienza di ricominciare
e imparare a fare squadra con se stessi.

E, quando si è fortunati,
anche con chi ci ama,
con chi sa tenderci una mano
senza pretendere di camminare al nostro posto.

Perché migliorarsi non significa
non cadere mai,
ma riconoscere i propri passi falsi,
imparare dai propri errori
e trovare il coraggio di scegliere
una strada diversa.

Ma c’è una cosa che nessuno può fare al posto tuo:
voler cambiare davvero.

Puoi ricevere mille consigli,
ascoltare mille parole,
incontrare persone disposte ad aiutarti,
ma finché non sarai tu a voler attraversare
la porta che ti fa paura,
resterai davanti alla soglia
a chiederti cosa ci sia dall’altra parte.

E io credo che la pace
non sia diventare perfetti,
né avere finalmente tutte le risposte.

La pace risiede nel sapere
che, nonostante tutto,
oggi puoi essere un po’ migliore
della persona che eri ieri.

Non migliore degli altri,
non più avanti di chi ti circonda,
ma più vicina alla persona
che desideri diventare.

E allora spero che qualcuno,
leggendo queste parole,
riesca a riconoscersi
anche senza conoscere la mia storia.

Perché non sempre serve sapere
da dove nasce una riflessione
per sentirla propria.

E a voi che siete arrivati fin qui
vorrei chiedere una cosa:

Raccontatemi di voi.
Delle vostre paure,
dei vostri meccanismi di difesa,
di quel momento in cui avete capito
che non potevate più continuare
a farvi del male con gli stessi pensieri.

Raccontatemi come avete imparato
a tenere le redini della vostra vita,
come avete trovato il coraggio
di scegliere voi stessi
e come siete riusciti a cambiare.

Perché forse, tra le nostre parole,
qualcuno troverà la risposta
che sta cercando da tempo.

E forse è anche questo il senso dell’arte:
trasformare ciò che abbiamo vissuto
in qualcosa che possa aiutare
qualcun altro a sentirsi meno solo.

L’arte di diventare migliori testo di Renegade
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